Ecclesia in Europa, 103 (it)

Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Post-Sinodale Ecclesia in Europa, 28-VI-2003, AAS 95 (2003) 649-719

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103. Per parte sua, la Chiesa è chiamata a « continuare la sua azione nel creare e rendere sempre migliori i suoi servizi di accoglienza e le sue attenzioni pastorali per gli immigrati e i rifugiati »,(165) per far sì che siano rispettate la loro dignità e libertà e sia favorita la loro integrazione.

In particolare, si ricordi di dare una specifica cura pastorale all’integrazione degli immigrati cattolici, rispettando la loro cultura e l’originalità della loro tradizione religiosa. A tale scopo, sono da favorire contatti tra le Chiese di origine degli immigrati e quelle di accoglienza, così da studiare forme di aiuto, che possano prevedere anche la presenza, tra gli immigrati, di presbiteri, consacrati e operatori pastorali adeguatamente formati provenienti dai loro Paesi.

Il servizio del Vangelo esige, inoltre, che la Chiesa, difendendo la causa degli oppressi e degli esclusi, chieda alle autorità politiche dei diversi Stati e ai responsabili delle Istituzioni europee di riconoscere la condizione di rifugiati per quanti fuggono dal proprio Paese di origine a motivo di pericoli per la propria esistenza, come pure di favorirne il ritorno nei propri Paesi; e di creare altresì le condizioni perché sia rispettata la dignità di tutti gli immigrati e siano difesi i loro diritti fondamentali.(166)

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(165) Propositio 34.

(166) Cfr Congregazione per i Vescovi, Istr. Nemo est (22 agosto 1969), 16: AAS 61 (1969), 621-622; Codice di Diritto Canonico, can. 294 e 518; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 280 § 1.

Full text:
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_20030628_ecclesia-in-europa_it.html#fn165